Intervista di Alessandra Bosetti a Gioachino Donini

 

INTERVISTA A MIO NONNO DONINI GIOACHINO 

MAESTRO DI SCI E GUIDA ALPINA, NATO A MOLVENO IL 24.09.1939

 

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D: Come e quando è nata la tua passione per lo sci ?

R: La mia passione nacque dopo la guerra, nel 1945, quando avevo sei anni.

Mio fratello Fortunato ed io eravamo due bambini, e avevamo solo una gran voglia di sciare.

Ma questa nostra passione era difficile da praticare perchè ci mancava tutta l’attrezzatura.

 

D: Quando hai ricevuto il tuo primo paio di sci?

R: Il primo paio di sci che ricevetti era in legno lungo e pesante, costruito dal falegname del paese.

 

D: Dove andavi in quel tempo a sciare?

R: L’unica località dove si poteva sciare era proprio nella parte alta di Molveno “Al Pradel”, però non c’erano gli impianti di risalita.

E quindi si doveva salire a piedi, con gli sci in spalla, oppure a scaletta; non c’erano nemmeno le piste battute dal gatto delle nevi, quindi si sciava fuori pista nella neve fresca.

 

D: Dove erano le stazioni sciistiche più importanti in quegli anni?

R: Gli impianti di risalita esistevano solo nelle località più grandi come Madonna di Campiglio, San Martino di Castrozza e Cortina d’ Ampezzo.

 

D: E a te non è mai venuto in mente di trasferirti in una di queste località?

R: Si! Infatti all’ età di 15 anni mi trasferii a Madonna di Campiglio per motivi di lavoro.

Iniziai proprio a lavorare battendo le piste con gli sci perchè, come ho già detto prima, non esistevano i gatti delle nevi.

Sulle piste mentre lavoravo ebbi la possibilità di osservare la tecnica sciistica dei maestri e così iniziai a imparare e a capire la tecnica e lo stile dello sci.

 

D: Se di giorno lavoravi quando sciavi?

R: Vicino a un albergo di Campiglio c’era un faro che illuminava un campetto e così andavo a sciare di sera dopo il lavoro e stavo in pista fino a tarda notte.

Questo mi diede la possibilità di capire che avrei voluto diventare maestro di sci.

 

D: Qual’era l’ iter per diventare maestro di sci ?

R: Innanzitutto, feci tirocinio presso una scuola di sci a Madonna di Campiglio, feci l’ esame per diventare allievo maestro a San Cassiano, però andò male e fui bocciato .

Nonostante questo però continuai a sciare perfezionando ancora la tecnica osservando sempre i maestri, perchè non potevo permettermi un maestro privato per motivi economici .

Rifeci l’ esame una seconda volta in Val’ d’ Aosta al Platò Rosà, e lì finalmente diventai allievo maestro.

Successivamente feci gli esami definitivi a Madonna di Campiglio per diventare maestro di sci.

 

D: Inizialmente, come fu fare il maestro di sci?

R: E’ stato difficile perchè ancora non avevo l’esperienza e purtroppo non avendo ricevuto una grande istruzione ero timoroso nel parlare con i clienti: infatti facevo fatica a parlare in Italiano, avendo sempre parlato in dialetto.

Poi subentrarono gli inglesi, specialmente durante le feste natalizie, e così dovetti cimentarmi anche con un po’ di inglese .

Dopo aver insegnato per due stagioni invernali a Madonna di Campiglio ritornai a Molveno perchè ad Andalo, a cinque chilometri di distanza, stavano nascendo gli impianti sciistici e così iniziai a lavorare lì.

Fui il primo maestro assieme a mio fratello ad aprire una scuola di sci in questa località nel 1970.

E qui rimasi per oltre cinquant’ anni.

Età della pensione.

 

D: E d’estate che lavoro facevi?

R: L’estate gestivo con la mia famiglia il rifugio ” Pedrotti”, nel Gruppo di Brenta; nel 1962 feci gli esami per diventare guida alpina .

Ma soprattutto ero molto occupato a fare il soccorritore.

In quegli anni non esistevano elicotteri verricelli ecc. e la gente che frequentava la montagna era molta .

Quindi, per salvare una persona dovetti alle volte, scalare ore e ore anche di notte e poi magari trovarla, morta caricarmela in spalla e fare ritorno.

Per questo venni tristemente chiamato ” Becchino del Brenta”.

E adesso, dopo tanto lavoro, mi diverto a fare il maestro alle mie nipoti.

 

 

 

© Alessandra Bosetti

© Gioachino Donini

 

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Intervista al Sindaco di Bolzano, Dott. Luigi Spagnolli

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Che tipo di responsabilità comporta il suo lavoro e quali sono i maggior impegni da sbrigare per la città?

Il mio non è un lavoro, è un incarico pro tempore che mi è stato dato dai cittadini di Bolzano con i loro voti. Incarico che comporta un impegno a tempo pieno, e anche oltre, nel senso che, per come lo voglio fare io, il Sindaco deve essere a disposizione ben oltre il normale orario d’ufficio. La responsabilità è molteplice: amministrativa, perché firmo migliaia di atti (non comunicazioni: gli atti in quanto tali generano diritti nei soggetti coinvolti, autorizzano, concedono, determinano l’acquisto o la vendita di un bene, di un servizio o l’attuazione di un lavoro, eccetera), contabile, perché firmo spese del Comune, etica, perché le decisioni del Comune hanno conseguenze a volte assai importanti sulla vita dei cittadini, di rappresentanza dell’ente nei rapporti con altri enti o con soggetti privati, ed altro ancora. I maggiori impegni sono sicuramente legati alla funzione di coordinare la Giunta ed il Consiglio Comunale, i due organi collegiali che prendono le decisioni più importanti per la città. Mettere d’accordo Giunta e Consiglio è, a volte, davvero difficile.

Ci può descrivere la sua routine lavorativa?

 Vado in Ufficio al mattino, tra le 8.00 e le 8.30. Di solito ho la giornata piena, nel senso che solo di rado riesco a tornare a casa per pranzo o per cena; in genere la sera, tra riunioni di Partito (ogni lunedì), di Consiglio (quasi tutti i martedì e giovedì), e altre, sono occupato fino alle 21.30/22.00.

Cosa ha studiato all’università? Pensa che i suoi studi sono serviti per intraprendere la sua carriera?

 Ho studiato Scienze Forestali a Firenze: i miei studi sono stati il presupposto per la mia carriera lavorativa, come funzionario e dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune e di Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio. Fare il Sindaco non rientra in una carriera, è un impegno pro tempore a scadenza: certamente essere formato come esperto in ecologia, che è la scienza che studia i flussi di materia e di energia in un ambiente dato attraverso la molteplicità degli organismi che ci vivono, mantenendo gli equilibri complessivi reciproci tra gli organismi stessi e tra essi e l’ambiente, mi aiuta anche a gestire meglio la città.

Le piace il suo lavoro? Ritiene sia gratificante?

 È gratificante essere stato scelto per guidare il governo della città. Fare il Sindaco, in sé, è di questi tempi molto faticoso e poco gratificante, perché i problemi della popolazione sono sempre più complessi e le risorse per dare risposta a tali problemi sempre di meno. Non risolvere i problemi delle persone non gratifica.

Quali sono i timori e i difetti del suo lavoro? Come vede eventuali critiche che riceve dai vari partiti?

 La varietà delle situazioni da affrontare rende l’attività del Sindaco molto complessa da organizzare, per cui ogni giorno mi trovo ad affrontare imprevisti, con la conseguenza che non sempre riesco a fare la scelta migliore – per mancanza di tempo, di denaro, delle persone giuste, eccetera -. Le critiche sono sempre benvenute, anche se non sempre sono sincere: a volte sono più dettate da retropensieri dettati dalle differenze di parte politica, che dalla volontà di fare il bene della città.

Quanti collaboratori ha un sindaco di una città come Bolzano? Quali ruoli ricoprono?

La Giunta Comunale consta di 6 Assessori più il Sindaco, il Consiglio Comunale attuale di 49 Consiglieri più il Sindaco (gli Assessori sono esclusi: dopo le prossime elezioni i Consiglieri saranno 45 compresi Sindaco ed Assessori), la mia Segreteria consta di 4 persone, i dipendenti del Comune sono circa 1000, a cui si aggiungono circa 800 dipendenti dell’Azienda Servizi Sociali e 300 dipendenti SEAB, che danno servizi pubblici di competenza del Comune (la competenza è stabilita dalle leggi che determinano cosa deve fare il Comune, cosa la Provincia, cosa la Regione e cosa lo Stato).

Quali sono le sue idee sul livello dell’educazione scolastica a Bolzano? Comparandolo con lo standard Europeo e Italiano, come lo ritiene?

 Il Comune non ha competenza sull’educazione scolastica, ha il compito di costruire le scuole e di mantenerle. Sul livello di educazione scolastica ho la mia opinione di cittadino: ed è che abbiamo un buon livello di educazione scolastica, ma che dovremmo sfruttare di più la compresenza nel nostro territorio di scuole italiane e tedesche, oltre che ladine, che maturando esperienze affini ma non uguali possono darsi rispettivamente esempi ed esperienze innovative.

Quali sono le sue speranze per il futuro di Bolzano?

 Come disse il Sindaco Julius Perathoner nel 1907 inaugurando il nuovo Municipio: vivat, floreat, crescat. Sono un inguaribile ottimista.

C’è un alto tasso di criminalità a Bolzano?

 No. C’è stato un forte incremento della disoccupazione e un forte calo delle risorse, per cui c’è sempre più gente che fa fatica a mangiare ogni giorno, e qualcuno si arrangia in altro modo. E poi c’è una crisi diffusa in Italia, dove a Bolzano si sta relativamente meglio che altrove, e allora da altrove arrivano i delinquenti organizzati a rubare da noi. Ma le Forze dell’Ordine vigilano. Per fortuna.

Per lavoro deve compiere molti viaggi?

 Nell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ho dal 2009 l’incarico di Presidente della Commissione Ambiente, che ha il compito di elaborare pareri per il Parlamento rispetto ai disegni di legge che riguardano i Comuni, e di rendere note a tutti i Comuni le buone pratiche che in Italia ci sono e possono essere prese ad esempio da altri. Sono a Roma quasi ogni settimana. Per il resto sono spesso invitato a relazionare in convegni ed incontri, dove vengo sempre accolto con grande simpatia, perché Bolzano è molto apprezzata in Italia ed in Europa per come è pulita e in ordine. Nel resto d’Italia peraltro c’è oggi un movimento di opinione contro la nostra autonomia, per cui il mio essere ambasciatore della nostra capacità di risolverci da soli i problemi, legata al nostro essere autonomi, è utile non solo a Bolzano ma a tutto l’Alto Adige. Inoltre cerco di essere presente ai vari eventi negli altri centri della Provincia per far capire che Bolzano, anche se è una città e non un paese, anche se è a maggioranza italiana e non tedesca, è comunque una parte importante e omogenea della nostra terra e della nostra popolazione altoatesina. Complessivamente sono fuori Bolzano circa 50/60 giorni all’anno.

© Luigi Spagnolli

Il Sindaco

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© Caterina Pansoni

© Cristina Senoner

© Classe 2° Liceo Linguistico, Istituto delle Marcelline

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Music, a way of living!

 

Interview to Cristina Delmonego by Marta Deluca

-Hi Cristina, how are you? Hi Marta, very well thank you!

Could you tell me something about you? Yes, of course! I’m sixteen years old, I’m from Corvara, Alta Badia. I’m in the third class of the Linguistic lyceum, Marcelline Institute, in Bolzano. I’m a pianist and a photographer.

-I would like to ask you something about playing the piano, when did you start playing and why? I started playing when I was eight years old. I really don’t know why I began to play, I just went to my mom and I said: ”Mom, I would like to play the piano, can you enroll me to the music school?” And she answered:” Okay, let’s do it!”

Can you remember what happened at your very first class? I remember that I was really scared because I’m a shy girl. I remember that when I went to the piano room with my teacher, I saw this big black grand piano in front of me and I was really little compared to it. Then we sat down and my teacher began to explain me what a piano was and then we began to do some introductory exercises.

-Do you have a piano at home? Yes, I have a black Yamaha, but it’s not a grand piano, it is an upright piano. The musician said that Yamahas are the best pianos in the world, because they have a very special sound!

-Was it an extra school activity? Yes, at school we have never learned how to play an instrument. In Alta Badia almost everyone can play an instrument that is why they created a music school, in Ladin we call it “ Scora de Müsjiga” and it’s very difficult to enter because there are a lot of children that want to play an instrument. But I was lucky to have been selected!

-How many times a week did you play? In the first years I played at home almost every day for one hour and every Wednesday I had a class for forty minutes with my teacher. Now I play when I have time also because with the school I do not have so much free time but every Monday I have a piano class.

-Was it difficult to learn the notes? If I have to be sincere, I have never learned the notes. I play what I hear. I’m not the kind of pianist who plays what the author wanted me to play. I play with my own rhythm. Thus my answer is that I have never gone along with the notes!

– You live in Bolzano now, how can you follow your piano classes? When I was in the third middle school I had to choose which high school to attend, I decided to come to Bolzano but I wanted also to continue playing the piano. That is why I took the entrance exam at the conservatory but fortunately I did not pass it, I said fortunately because I would never have been able to attend both schools. Then I found a school: “Cesfor” , it’s a private school and a very good one! I have classes every week for an hour with a teacher that comes from Russia!

-Which are your favourite pianists and which kind of music do you listen to? Hmmm….I think that my favourites pianists are Bach, Beethoven, Chopin, Ludovico Einaudi, and Giovanni Allevi. I listen to music of various genres like classic, country, soul, rock n’roll and indie music. But the genres that I like the most are rock n’roll and indie music. I know that I’m a girl of the older generation! But I’m happy to be like this and not like the rest.

-We have talked about your piano classee, when you started playing, but what is music for you? For me music is an escape from my daily life! When I’m stressed, I sit at the piano and I play. You can talk to me, scream, do everything that you want; I will not stop playing. Because I fall like in a trance and I have no more thoughts. I think that I can’t live without music, because it is my way of living, it is part of me. I would like to end this interview with a quotation by Friedrich Nietzsche:” Without music, life would be an error.”

Thank you Cristina, It was a pleasure to talk to you! You’re welcome!

© Marta Deluca

© Cristina Delmonego

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Maria Chin and her horses

 

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This month I read a very interesting book. The title is ”The man who listens to horses” and it’s written by Monty Roberts.

Monty Roberts is a well known horseman, some people call him a real life horse whisperer, for his amazing capacity to build a strong communication with any kind of horses, in just a few minutes. He travels all around the world to teach people to learn the horse language, in other words a body language. He trains and educates horses with natural methods, he can actually a short time get on the back of a wild horse! This is truly amazing!

Many people think that he has some magic powers, because what he can do with the horses is just unbelievable.

This book is special in its own way. It’s actually an autobiography of Monty R. From early childhood to now, this book tells us about his experience throughout his life. It all started in 1948, when Monty was 13 years old. At this age he was already studying the body language of the wild horses, of mustangs. Actually Monty already knew how to ride at the age of 4, thanks to his father who took Monty always with him when it came down to work with horses. Having started his career as a trainer of wild horses, Monty got more and more successful, he really knew how to deal with horses, but the most beautiful thing was that he knew and he knows that you can only find the key to the horse heart, not by the use of force, but by using a body language, with which you can communicate with your horse and let it understand you. It’s actually quite difficult to explain what the book says, there are so many stories about his family, about what they did with the horses, and what he has been doing along the years.

There was an amazing fact what happened in 1991. In 1991, at a horse racing, a horse called Lomitas refused to enter the starting gate, and because of this he was banned from racing. The owners called Monty, who got to work with him, and in June, 1991, at another racing competition, Lomitas entered the starting gate with Monty without any problems! After working with Monty, Lomitas continued to win a lot of races, and won big prizes!

Monty has a lot of experience behind his back, he got to work with different types of horses, he even worked with the Queen of England’s racing horses!

In his book, he not only tells us about his life, but he tries to explain us a lot about horses, about their characters, their language, communication…

These days, Monty is travelling all around the world. One of his missions is to teach people that violence is not the only possibility to communicate with horses.

His methods are working and day by day, the number of people who follow his education, grows. Here are some great and pretty famous quotes by Monty Robert that are truly inspirational: “ It is not the great trainer who can cause his horse to perform. The great trainer can cause a horse to want to perform” , “There are many types of bits, for many different disciplines, but the severity of ALL bits, lies in the hand of who’s holding them” , “If you act like you’ve only got fifteen minutes, it will take all day. Act like you’ve got all day, it will take fifteen minutes”, “A stubborn horse walks behind you. An impatient horse walks in front of you, but a noble horse walks with you”.

Well, what to say, I’m really in love this book. Since when I was a child I’ve always loved horses, well like any other small girls I suppose… Since I was small I always loved to watch a lot of competitions, I enjoyed seeing beautiful horses jumping other the obstacles, and I had a lot of envy of those who rode them. The moment when I started to read these kinds of books that talk about natural methods, horse language etc., was when I discovered the ”ugly” truth about the horse riding sport. It’s really hard to explain what is happening with horses these days, they’re being used as machines to earn money! People, often don’t think of them as animals, but they think of them as attractions. These ”machines” these days, are being unbroken with violence and a lot of bits that cause big pain to their mouths that slowly kill their nerves, kill everything they have inside, and in the end horses die in a painful way.

I was really shocked, so I started to learn more about natural methods that people use with horses. I discovered that in the world, especially in America, there are a few people, called by many others, ”The horse Whisperers”. That’s how I came to learn and read about Monty R., but not only, I learned a lot about Buck Brannaman, Pat Parelli, too.

I became fond of reining sport. Reining is a western sport that was originally organized by a group of cowboys in America. Today, reining, is the most popular western discipline especially in America and Italy. The most beautiful aspect of its, is that it consists of some figures that a horse must do by listening only to your body language. The reiner (rider in reining discipline) doesn’t even force the horse buy using a bit. The reins are usually long that means that the horse is not being pushed to do something. There is a total collaboration!

I really like this book, because you learn a lot and it gives you the possibility of learning much about Monty Robert. I’m really inspired by his methods,

and I’m trying to apply them to my horse, it is very hard as I have a horse with a complicated character, but slowly I’m earning her confidence and her collaboration. When I received her she was a very agitated horse that was scared of a lot of things, but this year, after performing some ground work with her, for the first time ever, I rode her without a bridle on her mouth, she was totally free, and even if she was, she listened to my body language and did what I asked her, that means that she respects and trusts me. Reading books like this one, helps you understand the horse world. Thanks to these people, I try to improve everyday my riding skills, I do use a bit, but not as a punishment, but as a tool to lead, I never push it, so my horse has no pain.

I don’t recommend this book to those people who are fond of English horse riding sports, because before reading this, they have to learn a lot of things. If you read this book without knowing a lot of facts, you might hate this man since you will not understand him. Many people close their eyes on this, they just don’t want to see and understand what they are doing with their animals, they just enjoy it. While people like Monty R., who have the courage to speak up the truth, will make them angry.

I don’t even recommend this book to the average reader, because it’s really hard to understand if you do not know anything about horses.

 I really enjoyed reading this book, especially because I read it in its original language and I think it gives more sense and you’re more ”into” the story when you’re reading it.

 

© Maria Chin

BOOKS and BOOKS

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I have noticed that our students, especially in the first classes, find it difficult to find books to read. This post is meant to guide them through the many online sites.

 

 Archive.org

Is simply and incredible non-profit digital library where you can find videos, texts, and audio. What can be particularly captivating on this site are the original scanned texts, see the section for Children’s books, for example. You will have to be patient to understand how to navigate through the many links and pages, definitely worth the time:

https://archive.org/details/texts

Children’s Library:

https://archive.org/search.php?query=collection%3Aiacl

 

Project Gutenberg

http://www.gutenberg.org

Project Gutenberg offers over 46,000 free ebooks in different formats. The featured ebooks were “previously published by bona fide publishers” and were digitized and diligently proofread thanks to thousands of volunteers. They ask for a contribution if the reader wishes to donate, I think that the work accomplished is definitely worth any donation people can give.

You should start browsing around the

Special areas

Audio Books, both human-read and computer-generated.

Bookshelves: Groupings of related books.

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Offline Catalogs: handy ebook Listings to consult offline.

Old Online Catalog: more ways to browse the book catalog.

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Top 100 Books and Authors: the most downloaded books and authors.

Authors our students need to read might be the following:

Mark Twain, Herman Melville, Nathaniel Hawthorne, Jane Austen, George Eliot, Francis Scott, Fitzgerald, Charles, Dickens, Lewis Carroll, Arthur Conan Doyle, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson, Shelley Mary Wollstonecraft, Joseph Conrad, H. G. Wells, Jonathan Swift, Jack London, Bernard Shaw, Bram Stoker, Daniel Defoe, Charlotte Bronte, Edith Wharton, Louisa May Alcott, Thomas Hardy, Agatha Christie, Emily Bronte, Virginia Woolf, …

But I left out many more.

 

University of Adelaide

offers a vast series of books as well. You can browse by Author:

https://ebooks.adelaide.edu.au/meta/authors.html

 

by Title:

https://ebooks.adelaide.edu.au/meta/titles/A

or by Subject:

https://ebooks.adelaide.edu.au/themes/

 

 

 © Anny Ballardini

 

 

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Intervista alla Prof.ssa Antonella Biancofiore, dirigente del Liceo Linguistico, Istituto delle Marcelline, Bolzano

 

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1- Che doveri ha nei confronti della scuola?

 – Innanzitutto ho il dovere di gestire la scuola nella maniera più efficiente possibile e raggiungere nei tempi previsti gli obbiettivi prefissi, cioè quelli che vengono tracciati all’interno della Sovrintendenza Scolastica per tutti gli istituti superiori. C’è poi sicuramente anche quello di dare una preparazione e le relative competenze ai ragazzi sia per il proseguimento degli studi a livello superiore e universitario, sia poi nel mercato del lavoro. Inoltre ho gli obblighi morali, etici e comportamentali.

2- Che doveri ha come direttrice di un liceo linguistico paritario-cattolico? 

  – Gli stessi che ho accennato prima, ai quali si aggiunge un rapporto molto più stretto con la congregazione delle suore Marcelline, però pur essendo una scuola paritaria ha gli stessi obblighi e gli stessi doveri di una scuola pubblica, quindi deve dare le stesse garanzie, con una formazione cattolica e anche un rapporto molto più stretto, molto più sinergico anche con le famiglie, che confidano nei valori di una scuola cattolica perché, al di là della libertà (che speriamo rimanga all’interno della costituzione italiana) delle famiglie di poter scegliere tra il sistema pubblico e il sistema paritario, c’è senz’altro il discorso legato a quelli che sono i valori che una scuola cattolica si impegna a trasmettere, che sono valori che devono crescere di pari passo con le competenze e le conoscenze che vengono trasferite quotidianamente attraverso le lezioni.

3- Come ci si sente ad essere preside? 

  – E’ una grande responsabilità innanzitutto, poi viene in parte condivisa con il capo istituto, nel nostro caso il responsabile della congregazione, con il responsabile legale, quindi con la sede centrale di Milano, in parte anche con i docenti che sono in classe con gli studenti quotidianamente. La responsabilità è enorme perché bisogna dare delle risposte alle famiglie che hanno investito di più rispetto alle famiglie che investono in una scuola pubblica.

4- Le piace il suo lavoro?

  – Si, altrimenti non starei qua.

5- Che scuola ha frequentato?

  – Liceo linguistico Marcelline.

6- Immaginava che sarebbe diventata preside?

  – No, quando studiavo sicuramente non mi vedevo preside, poi un po’ più avanti, al tempo dell’università, ma soprattutto al tempo delle prime esperienze di insegnamento, incominciavo a farci un pensierino. Nel momento in cui mi fu riconosciuto questo ruolo ho capito che potevo reggerlo.

7- Che lavoro faceva prima di diventare preside?

  – La docente di diritto ed economia.

8- Quante lingue ha studiato?

  – Tre: tedesco, inglese e francese

9- Dal suo punto di vista quanta importanza hanno le lingue nel futuro?

  – Tantissima. Tantissima perché al giorno d’oggi qualsiasi richiesta dal mercato del lavoro prevede almeno due lingue straniere, mentre ai miei tempi ne bastava una. Inoltre ricordiamoci che, sicuramente valgono sempre le lingue come inglese, francese e tedesco; ma oggi i datori di lavoro richiedono anche le lingue meno diffuse cioè quelle non strettamente ancorate al territorio europeo. Se l’inglese è la lingua passe-partout, cioè la lingua che ci permette di farsi capire dappertutto, non è la lingua più parlata al mondo: ad esempio c’è il cinese, lo spagnolo. Inoltre oggi ci affacciamo a lingue maggiormente richieste dal mercato del lavoro come russo, arabo e giapponese. Poi per ritornare al discorso dell’importanza delle lingue, noi viviamo in un territorio multilingue e di conseguenza l’Istituto Marcelline nello specifico, e io mi identifico con questa vocazione, ha sempre compreso l’importanza del multilinguismo.

10- Ha raggiunto tutti i suoi obiettivi lavorativi?

   – Tendenzialmente posso dire di si, o meglio ci provo. E’ ovvio che la scuola è in costante fermento e in continuo cambiamento per cui annualmente, gli obbiettivi prefissati con una classe l’anno precedente non possono essere gli stessi dell’ anno successivo perché si ha a che fare con ragazzi differenti, i ragazzi cambiano, le aspettative del mondo della scuola e le aspettative del mondo del lavoro cambiano quindi gli obbiettivi devono essere aggiornati. Personalmente cerco, con la collaborazione del consiglio di presidenza e di tutti i docenti di raggiungerli.

11- Può raccontarci una sua tipica giornata?

    – Innanzitutto sveglia alle 6.15, colazione perché è sicuramente il momento più bello per la mia famiglia dato che stiamo tutti assieme, dopodiché ognuno prende la propria direzione. Lavoro fino alle  16.30- 17 in varie occasioni anche fino alle 18-19, l’orario è variabile, l’attività quotidiana qui a scuola, che mi impegna molto sia con la presenza a scuola sia fuori, è quanto mai varia: quando sono assente sono per uffici o per corsi di formazione o incontri vari. Dopodiché prima di cena mi devo dedicare un po’ anche alla mia famiglia. Anche se succede sempre più raramente perché il tempo è tiranno, riesco a fare qualche cena o delle partecipazioni a qualche conferenza. Negli anni passati riuscivo, non so come, forse perché probabilmente ero più giovane, a fare anche politica e a mettere in campo la mia partecipazione e attività per la società bolzanina, ma adesso non ce la faccio più perché i tempi del lavoro sono diventati molto molto più pressanti.

12- Ha qualche particolare preoccupazione riguardo alla scuola?

   –  Si, le risorse. Le risorse finanziarie che sono sempre più scarse, quindi ovviamente ci portano a soppesare molto attentamente tutti i progetti che dobbiamo fare, perché il nostro obbiettivo è quello di mantenere alta la qualità, ma l’alta qualità si può mantenere soltanto con degli investimenti di una certa entità; stiamo cercando di fare un po’ i prestigiatori per mantenere l’attuale livello; se però, come pare a seguito delle ultime indicazioni della cosiddetta finanziaria Italia-scuola paritaria, i tagli saranno sempre più elevati, purtroppo le scuole paritarie in futuro avranno dei grossi problemi. Però intanto ci proviamo: per il momento ci stiamo riuscendo ancora.

13- Quali sono i progetti futuri per la scuola?

    – Ce ne sono tantissimi: il primo consiste nel portare tutte le lingue straniere allo stesso livello di competenza linguistica e quindi offrire ai ragazzi la possibilità di avere le relative certificazioni oltre, naturalmente a quella per il tedesco. Adesso stiamo lavorando con l’idea di potenziare o la lingua russo o quella francese a partire dal triennio e questo sicuramente è uno degli obbiettivi primari: dare maggiormente la possibilità ai ragazzi di avere un livello di competenza linguistica medio/alta per poter accedere alle varie università e al mercato del lavoro in maniera sempre più facilitata.

 Dopo di che gli altri obiettivi sono quelli di una crescita importante della scuola sia sul territorio, sia semplicemente come struttura. Questo dipende in parte da noi, ma anche dalla società che ci circonda. Facendo riferimento alla ristrutturazione, sicuramente un bel vestito fa parte del  quadro, ma non è la cosa fondamentale: personalmente preferisco avere una scuola forse meno bella esteticamente parlando, ma con dei docenti e con delle competenze serie e comprovate.

14- Ha qualche consiglio da dare agli studenti per raggiungere un buon livello qui a scuola?

  • Impegnarsi e affidarsi ai docenti, poi tutto il resto viene da se.

 

 

© Prof.ssa Antonella Biancofiore

© Alice De Rossi

© Asia Pargalia

Nota: Le domande sono state stese grazie all’aiuto dell’intera classe 2a, anno scolastico 2014-2015 nella mia ora – as a matter of fact in English, then translated by the students into Italian. Anny Ballardini

 

 

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Interview to Caterina Pansoni

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We’re very happy to meet Caterina for an interview on her favourite sport. She’s the mathematician in our class, the second class.

-When did you started skiing? I started skiing when I was 3 years old with my parents.

-Can you remember the very first time you started skiing? My father was my very first teacher, because my mother isn’t patient so he always stayed with me.

-What happened then? When I was 5 years old, I started skiing in the Ski Club, because of my sister Lucia. She was already skiing with them.

-5 years old?! You were undoubtedly the smallest one! Weren’t you? No, not really because I live in Bormio and there every child starts skiing when they’re little because we live in the snow from November to around April.

-When did you start to understand that you loved skiing better and better? I understood it from the very first time I’ve put my skis on.

-When did you take part in the very first competition? When I was 4 years old but not with the Ski Club, out of all categories. Finally with the Ski Club when I was 5, I was in the Mini [Super-baby in Italian] Category.

-And then from the Super-baby did you pass to the ……BABY?! From 6 to around 10 I was in Bairn’s [Baby in Italian], later I passed to Children’s [Cuccioli in Italian] from 10 to 14, and finally, the very last category, I was in Junior 1.

-How many competition did you ski in the baby category? Hmm….around 20!

-Did you always win? Sometimes I won as a baby, but when I was in the following categories it was very difficult, because first there were about 50 kids competing, while in the Bairn’s category there were 150 from all over the region of Lombardy.

-Hmm yes I can easily imagine that….and how was it with the training? It was a bit difficult, because we trained every day for 3 or 4 hours but it wasn’t a problem because I really loved this sport.

-So why don’t you ski anymore? Because I was supposed to decide if I should continue with my favorite sport, or study here in Bolzano at the linguistic lyceum. It became really difficult to deal with school and sport. I therefore had to choose. I miss it, but I’m also very happy to be here in Bolzano.

-Are you going to ski in your free time? Oh yes I can’t wait for that!! I have been waiting for the snow since the summer, and every weekend this winter I’m going to ski.

Thank you Caterina for this nice interview, it was nice and also funny to speak with you!

 

 

 

© Cristina Senoner

© Alessandra Bosetti

© Caterina Pansoni

 

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