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Ho contattato la professoressa Annalisa Gasperi per porle alcune domande riguardanti l’istruzione nelle scuola dell’intero Trentino-Alto Adige. La professoressa lavora ormai da 24 anni come insegnante di lingua tedesca L2 nelle scuole superiori (sia private che statali) e ha lavorato anche come insegnante durante i corsi serali dedicati agli adulti e ha contribuito a corsi di alfabetizzazione per bambini dai 6 ai 15 anni.

AVENDO LEI LAVORATO SIA CON ADULTI CHE CON RAGAZZI, COSA PENSA CHE INFLUENZI L’APPRENDIMENTO DI UNA LINGUA?

Innanzitutto sono dell’opinione che l’apprendimento di una lingua contribuisca a un ampliamento del mondo interiore e fisico; interiore perché imparare una nuova lingua stimola la curiosità, fisico perché aiuta nel mondo del lavoro. Noto, inoltre, una differenza tra l’apprendere e lo stare in una lingua: la lingua è sinonimo di relazione e per arrivare a una comunicazione tra individui è richiesta flessibilità, curiosità, e la voglia di mettersi in gioco.

RITIENE CHE LA MATERIA INSEGNATA DAL DOCENTE POSSA INFLUENZARE IL DIALOGO ALL’INTERNO DELLA CLASSE?

Personalmente credo che ogni classe rappresenti un mondo a sé stante, che è formato da individui in crescita e in evoluzione, quindi è qui che l’insegnante dona molto e di conseguenza riceve dagli alunni stessi. La disciplina non influenza il dialogo; per prima cosa l’insegnante porta sé stesso, ciò che è e ciò che è diventato.

L’ISTRUZIONE SI POTREBBE QUINDI BASARE SULLA COMUNICAZIONE?

Sì ma sta all’insegnante. Per prima cosa è richiesta la serietà, quindi la preparazione della lezione prima di entrare in classe, trovando curiosità che possono rendere i ragazzi i veri protagonisti dell’ora. E’ anche una capacità dell’insegnante quella di ammettere ciò che non si sa, andare a casa e verificare e poi parlarne nell’ora successiva.

IN QUANTO ALL’EDIFICIO SCOLASTICO?

Penso che ampliare le aule e portare più spesso i ragazzi fuori al verde, farli muovere di più, possa favorire l’apprendimento. L’ossigenazione contribuisce una maggiore concentrazione e quindi attenzione nello studio.

PARLANDO DI INNOVAZIONI… IL TABLET E’ UNO DI QUEGLI STRUMENTI CHE VENGONO PROMOSSI MOLTO PIU’ FREQUENTEMENTE IN QUESTO PERIODO; CHE COSA NE PENSA? LEI VEDE IL TABLET COME UN MEZZO UTILE PER LAVORARE IN CLASSE O SOLO COME UNA DISTRAZIONE?

Promuoverei l’uso del tablet. Bisogna accettare che i ragazzi di oggi sono tutti “ragazzi multitasking”, ma allo stesso tempo bisognerebbe porre dei limiti: è stato dimostrato che l’uso smodato e continuo del tablet provoca la perdita della capacità logico-deduttiva nel prendere appunti. Nella scuola manca all’inizio di ogni anno un imprinting metodologico per spiegare ai ragazzi a cosa è finalizzato lo scrivere un tema o il prendere appunti.

PER CONCLUDERE: MI SONO INFORMATA E HO SCOPERTO CHE LEI OLTRE AD ESSERE UN INSEGNANTE E’ ANCHE UNA DIRETTRICE, NON NELL’AMBITO SCOLASTICO MA IN UN ALTRO CHE SI PUO’ ASSOCCIARE PERFETTAMENTE ALLA SCUOLA, MI SBAGLIO?

No, da un anno e mezzo sono direttrice del centro di Psicosintesi di Bolzano. Potrei dire che la Psicosintesi è una psicologia umanistica nata nel lontano 1926 fondata da Roberto Assaggioli che era terapeuta a medico, in realtà questo è solo per fornire una notazione frammentaria per descrivere ciò che è la Psicosintesi. La Psicosintesi è un modo di stare nella vita, è un atteggiamento che porta al dialogo verso l’altro e soprattutto verso sé stessi. Essa spinge a conoscere ogni singola parte di sé e fa riconoscere alcuni strumenti utili per sé e di conseguenza per gli altri.

COME POTREBBE ESSERE APPLICATA LA PSICOSINTESI ALL’INTERNO DELL’EDIFICIO SCOLASTICO?

Io stessa ho già fatto vari progetti in classe, tra cui uno in un Istituto professionale all’interno di una classe 3 dell’Ipia. La classe era composta da 21 ragazzi di 9 etnie differenti e quindi provenienti da diverse realtà che non comunicavano tra loro, erano estranei pur essendo all’interno della stessa classe. Così ho iniziato a dedicare le mie ore al gruppo, parlando pur sempre in tedesco, aiutandomi con le mie capacità perfezionate durante la preparazione per diventare counselor e conduttore di gruppo. Attraverso queste ore cercavo di creare un clima di classe ma soprattutto di vita. Abbiamo iniziato dal dove arrivavamo scoprendo così che nessuno di noi ha una provenienza unica e ciò ha incuriosito molto .. così i ragazzi hanno richiesto delle ore pomeridiane che abbiamo utilizzato per lavorare su ciò che eravamo, sulle basi di un buon rapporto di classe, sulla fiducia e sui confini di ognuno di noi. Abbiamo imparato il linguaggio e abbiamo creato un quaderno in cui ognuno dei ragazzi ha scritto le proprie emozioni nella propria madrelingua. Alla fine delle 50 ore i ragazzi stessi hanno chiesto di tradurre questo quaderno/diario di bordo in tedesco e questo mi ha fatto davvero piacere, perché siamo riusciti a creare una lingua comune, un modo nostro per comunicare e stare nel mondo.

Dopo due anni tramite un lavoro con la psicologa e prof.ssa Paola Ruggeri che stava frequentando scienze dell’educazione e si stava preparando all’esame interculturale, la classe è stata di nuovo oggetto di studio e quindi intervistata dall’università. Ho preso parte anche io trovando così dei cambiamenti che hanno portato a risultati sorprendenti: tra etnie all’inizio non compatibili è scaturita la volontà di frequentare la stressa università. Insomma la Psicosintesi è diventata anche un modo per relazionarsi e quindi per creare un gruppo classe e introdurre una lingua comune: il tedesco. La meta raggiunta è stata quella di vedere una lingua come mezzo di comunicazione e non come una costrizione.

VUOLE AGGIUNGERE QUALCOSA?

Una parola agli insegnati. Credo che in questa società non venga riconosciuto l‘amore e la passione che vengono donate dal docente ai propri alunni. L’insegnante ha una grande responsabilità perché attraverso il suo lavoro tocca la coscienza dei ragazzi e quindi spesso si chiede come fare e cosa dire. Inoltre si trova difronte a una spaccatura tra il lavoro con i ragazzi e la burocrazia.

A volte il docente si trova in una gabbia in cui la sua vita personale passa in secondo piano. C’è poca certezza…il docente semina e è costretto a lasciare la possibilità di raccogliere ciò che è stato seminato al ragazzo. Concludo dicendo che l’insegnante, volente o nolente, agli occhi dei ragazzi è pur sempre un modello da seguire.

 

© Marta Cattani

© Annalisa Gasperi

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Marta Cattani intervista Annalisa Gasperi

One thought on “Marta Cattani intervista Annalisa Gasperi

  1. La professoressa Gasperi è un’ ottima professoressa e sarebbe molto bello applicare le sue idee all’ interno del nostro istituto.

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