Mastica! E la scienza che lo vuole

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E’ ormai cosa comune sentire il professore brontolone fare la solita ramanzina: “Non si masticano chewing-gum durante le lezioni!”, “Togli immediatamente i piedi dalla sedia del compagno!”, “Smetti di disegnare sul diario; questa non è l’ora di arte!”, “Non si mangia in classe!” oppure la consueta domanda “Sei con noi o nel tuo mondo?”

Si sa, sono cose inevitabili, soprattutto la mattina alle otto, quando il cervello è ancora in letargo nel calduccio del letto, o durante le ultime ore in cui i pensieri sono già proiettati verso gli infiniti programmi del pomeriggio e la nostra fantasia viaggia libera alla ricerca di uno svago per evitare che si sovraccarichi di troppe nozioni.

E così partiamo, fantasticando in altre direzioni e la voce del professore e solo un sottofondo lontano, quasi impercepibile. Poi, improvvisamente, veniamo catapultati nella realtà grazie al soave suono della campanella, anche se spesso è la voce profonda ed arrabbiata dell’insegnante che sopprime in un attimo l’immaginazione per lasciar spazio alla concretezza.

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Interrogazione? Preferisco un’alluvione.

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Tutti noi abbiamo vissuto, almeno una volta, l’esaltante esperienza di saltare un’interrogazione indesiderata.

Alzi la mano chi non ha mai finto un attacco di gastrite improvvisa, una raucedine fulminante, un attacco di epilessia irrefrenabile, la morte improvvisa ed inaspettata dei parenti più prossimi, arrivando a strizzarsi del succo di cipolla direttamente nelle narici pur di stillare dalle pupille una luttuosa quanto fallace lacrimuccia? Ovviamente i metodi sono tanti, ed elencarli tutti sarebbe cosa troppa lunga per i pochi caratteri che il lettore medio di un giornalino scolastico sarebbe disposto a leggere.

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